“Carvertising”, è davvero possibile guadagnare guidando la propria auto?

La parola “carvertising“, nata dall’unione delle parole “car” (automobile) e “advertising” (pubblicità), indica una pratica che, da ormai qualche anno, promette agli automobilisti privati di guadagnare trasformando la propria automobile in un veicolo pubblicitario. Si tratta di un sistema diffuso negli Stati Uniti d’America, ed anche in alcuni paesi europei.

Sostanzialmente, un privato cittadino sottoscrive un contratto con una concessionaria pubblicitaria attraverso il quale mette a disposizione la carrozzeria della propria auto sulla quale verranno apposti dei messaggi pubblicitari che potranno cambiare ogni volta che la concessionaria lancerà una nuova campagna. L’automobilista dovrà tuttavia offrire alcune garanzie, come un chilometraggio annuo minimo, la manutenzione in buono stato dello spazio pubblicitario e talvolta anche di postare foto e selfie sui social network.

C’è chi arriva addirittura ad offrire un’auto gratis, ma in cambio del versamento di una quota d’iscrizione. In questo caso, il consiglio è di verificare bene tutte le condizioni perchè potrebbero arrivare sgradite sorprese. Il consiglio, in generale, è di non pagare mai per fantomatiche promesse di guadagno. Giova inoltre ricordare che non sono pochi i siti web di carvertising chiusi e oscurati, a significare che c’è anche chi usa questo strumento per fini non leciti.

Ricordiamo infine che in Italia la legge vieta ai privati la pubblicità sulle auto per conto terzi. Nel nostro paese possono infatti esporre messaggi pubblicitari solo le auto aziendali (soltanto se riguardano la propria attività), i mezzi di trasporto pubblici, i taxi e le auto da corsa.

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